ZEN

1.
Un maestro giapponese ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.
Il maestro servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi, continuò a versare.
Il professore guardò traboccare il tè, ma poi non riuscì più a contenersi, ed esclamò: "É ricolma! Non ce n'entra più!".
"Come questa tazza," disse il maestro "tu sei ricolmo delle tue opinioni e delle tue congetture. Come posso spiegarti lo Zen se prima non vuoti la tua tazza?".

2.
Cercò tutta la vita una luce. Morì. Non trovò mai la luce che cercava, perché era lui. [G]

3.
"Maestro, qual'è la suprema natura della realtà?"
"Chiedilo a quel pilastro."
"Non capisco!"
"Neppure io"

[...] Non si tratta di comprendere. O  lo vedi o non lo vedi.[...]
[...] Non c'è niente da comprendere e nessuno che comprenda.
La vita dev'essere vissuta, non compresa.

Oh! Possiamo molto di più che capirci! [?]

Facilissimo controllare, difficilissimo trasformare (la rabbia per esempio). Quando controlli reprimi, quando trasformi esprimi. [Osho]

Quando ti controlli non hai bisogno di nessuna consapevolezza. Consapevolezza è essere aperti totalmente. Chiudere invece che aprirsi. Se niente esce, niente entra. Se niente entra, niente esce!