Wittgenstein [quaderni]






1. Non lasciarsi opprimere da questioni; prendersela calma! [89]

2. Spesso si fa un'osservazione e solo dopo si vede se é vera. [95]

3. Se si ha paura della verità (come me, adesso), non si sospetta mai la piena verità.

4. La logica del mondo è priore ad ogni verità e falsità. [101]

5. [...] prima che qualche proposizione possa aver senso, devono avere significato le costanti logiche [101]

6.  E se i nostri segni fossero così indeterminati come il mondo che rispecchiano?

7. Per riconoscere il segno nel segno si deve guardare l'uso. [104]

8. La proposizione esprime ciò che io non so; ma ciò, che io devo sapere per poterla enunciare, lo mostro in essa.[105]

9. [...] se una proposizione elementare é vera, é pure vera in ogni caso una proposizione elementare in più.[107]
 

10. Una intuizione al principio vale più che tante verso la metà.[120]

[vedi Marlowe in Chandler]

11. A questo punto, ritento di esprimere qualcosa che non si lascia esprimere.[121]

12. Si può negare un'immagine? No. E in ciò risiede la distinzione tra immagine e proposizione. L'immagine può servire da proposizione. Ma allora all'immagine viene ad aggiungersi qualcosa che le fa dire qualcosa. In breve: Io posso negare solo che l'immagine sia giusta, ma l'immagine stessa non la posso negare.[123]

[vedi Leone]

13. Ciò che può esser mostrato non può esser detto.[124]

[necessità del cinema. vedi Leone senza dialoghi]

14. Dietro i nostri pensieri, veri e falsi, v'è sempre uno sfondo oscuro, che solo più tardi noi possiamo mettere in luce e formulare in pensiero.[127]

15. "La proposizione dice qualcosa" é identica a: Essa ha un determinato rapporto alla realtà, „checché questa possa essere. E, se sono dati la realtà e quel rapporto, allora é noto il senso della proposizione.[128]

16. quanto più una parola é vecchia, tanto più va a fondo.[132]

17. La mia difficoltà é solo una  enorme  difficoltà di espressione.[133]

18. L'immagine può sostituire una descrizione.[133]

 [vedi Leone]

19. Quasi mi vien da rinunziare a tutti i miei sforzi.[134]

20. Il libero arbitrio consiste nel non potersi conoscere ora eventi futuri. Li potremmo conoscere solo se la causalità fosse una necessità INTERIORE   come ad esempio quella della conclusione logica. La connessione di conoscere e conosciuto é quella della necessità logica.[137]

21. Devo potermi non preoccupare del linguaggio.[137]

22. Il non concordare é simile alla non identità.[137]

23. Lo scetticismo é „non inconfutabile, ma „apertamente insensato, se vuol mettere in dubbio ove non si può domandare. Poiché dubbio può sussistere solo ove può sussistere una domanda, solo ove sussiste una risposta, risposta, solo ove qualcosa può essere detto.[138]

24. Il mio metodo non é di separare il duro dal molle ma di vedere la durezza del molle.[138]

25. Una peculiare manipolazione logica, la „personificazione del „tempo![142]

26. Non stringere il nodo prima di essere sicuri di aver afferrato il capo giusto.[142]

27. Il linguaggio é una parte del nostro organismo. né meno complicata di esso.[143]

28. I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo.[145]

29. V'è realmente un'unica anima del mondo, che di preferenza chiamo la mia anima, ed a cui immagine e somiglianza soltanto concepisco ciò che chiamo le anime altrui.[145]

30. Già da molto so di poter scrivere un libro "che mondo trovai".[145]

31. Il sorger dei problemi: l'opprimente tensione che si contrae in una questione e si obiettiva.[146]

32. L'impulso al mistico viene dalla mancata soddisfazione dei nostri desideri da parte della scienza. Noi sentiamo che anche una volta che tutte le possibili domande scientifiche hanno avuto risposta, il nostro problema non é ancora neppure toccato. Certo non resta allora domanda alcuna; e appunto questa é la risposta.[146]

33. Ma il linguaggio, é l'unico linguaggio?[148]

34. „Come... il linguaggio é unico?[148]

35. Si potrebbe certo dire: dice di più quella proposizione dalla quale segue di più.[150]

36. Per poter essere vera, una proposizione deve poter anche essere falsa.[151]

36a [...] la contraddizione dovrebbe dire molto di più di tutte le altre proposizioni.[156]

37. L'esigenza delle cose semplici é l'esigenza della determinatezza del senso.[162]

 [vedi Leone]

38. Ma questa possibile complessità infinita del senso viene a pregiudicare la determinatezza del senso? [163]

39. Le convenzioni del nostro linguaggio sono straordinariamente complicate. Ad ogni proposizione aggiungiamo mentalmente moltissime cose che non diciamo.[169]

40. Solo ciò che noi stessi costruiamo possiamo prevedere! [170]

41. Che so di Dio e del fine della vita?
Io so che questo mondo é.
Che io sto in esso, come il mio occhio nel suo campo visivo.
Che in esso é problematico qualcosa che chiamiamo il suo senso.
Che questo senso non risiede in esso ma fuori di esso.
Che la vita é il mondo.
Che la mia volontà compenetra il mondo.
Che la mia volontà é buona o é cattiva.
Che, dunque, bene e male ineriscono in qualche modo al senso del mondo.
Il senso della vita, cioè il senso del mondo, possiamo chiamarlo Dio.
E collegare a ciò la similitudine di Dio quale padre.
Pregare é pensare al senso della vita.
Io non posso guidare gli eventi del mondo secondo la mia volontà; al contrario, sono affatto impotente.
Solo in un modo posso rendermi indipendente dal mondo   e dunque, in un certo senso, dominarlo; rinunziando a  influire sugli eventi.[173]

[Ma io, voglio rendermi indipendente dal mondo? o voglio rendermi indipendente da me stesso? Cioè: dipendente dal mondo ( ma con libertà di reagire ed influire su di esso e quindi dipendente non solo dal mondo, ma anche dal rapporto che instauro con esso) , ed indipendente da me stesso (non schiavo incosciente di me stesso ma padrone cosciente di me stesso, fondamentalmente libero di decidere come essere (desideri, intenzioni, solo dentro) quindi cosa fare (volontà, decisione, vita e libertà vere, dentro e fuori) quindi come essere (frutto, risultato, conseguenza delle azioni, prodotto di me stesso e della realtà, della relazione da me instaurata, tra quelle possibili, fra me e la realtà), e quindi fondamentalmente buono o cattivo, felice o infelice. Io posso influire su di me e sul mondo. Più conosco me e più posso influire su di me. Più conosco me e più sono cosciente di me. Più conosco me e più posso conoscere il mondo. Più conosco il mondo e più posso influire su di esso. Poter fare una cosa non é ancora farla né ha niente a che vedere con l'azione di farla, se non, solo, nel momento stesso in cui la si fa.Più conosco me stesso, più sono libero da me stesso, più sono padrone di me stesso. Meno mi conosco, meno controllo, meno sono libero, meno sono cosciente, meno comprendo il mondo. Meno comprendo me stesso, e meno comprendo gli altri. Più so quanto e come sono dipendente dal mondo, più ho la possibilità, all'interno di questa dipendenza, di costruire/creare/inventare   minima parte, dipende da me stesso e quindi io dipendo in massima parte (rapporto diretto tra me e me) da me stesso, più, in minima parte (rapporto indiretto tra me e me attraverso il mondo), di nuovo da me stesso].

42. Il mondo é indipendente dalla mia volontà. [173]

[Una parte del mondo é sempre dipendente dalla mia volontà, e che importanza ha che porzione quantitativa é, del tutto? Di un tutto che mi é impossibile (a causa delle sue dimensioni maggiori delle dimensioni della mia conoscibilità: capacità di conoscere)    conoscere "completamente? Dovrei essere sempre dappertutto. Sono io, che a quella parte, per minuscola che sia, do un valore qualitativo. Quella parte, per minuscola che sia, è in relazione con il resto, con il "tutto", attraverso relazioni che variano quantitativamente e qualitativamente da persona a persona e che quindi possono essere "decise" da ogni singola persona. In più, quella parte del mondo costituita dal mio corpo e da tutto ciò che avviene in esso, é "potenzialmente" tutta sottoposta alla mia volontà. A quanto della mia volontà io sono cosciente (che é poi sempre in relazione anche con la parte di cui non sono cosciente e con la quale quindi ho sempre un rapporto anche se indiretto ed incosciente. A questo punto posso decidere se mi interessa "anche" quella parte che non conosco, se voglio "concepire anche" quella parte che non conosco, oppure non prenderla neppure in considerazione, fare finta che non esista. Ma se anche faccio finta, essa, il tutto che non conosco o che non conosco direttamente, continua ad esistere e ad esercitare il suo influsso "anche" su di me. Se io non ho voluto interessarmi a tutto, poi non posso lamentarmi di non capire la realtà solo perché mi ostino a continuare a considerare la parte di realtà che conosco come tutta la realtà.tutto é in relazione con tutto direttamente od indirettamente, che io ne sia cosciente o che non ne sia cosciente. É in mio potere volere e decidere la misura e la quantità del "direttamente", e la misura e la quantità del "cosciente". Alla fine, le relazioni tra le cose sono così complesse che qualsiasi concezione di "quantità", per complessità di rapporti (relazioni) si scioglie sempre in "qualità".
Ciò che dunque dipende direttamente o indirettamente, parzialmente o totalmente dalla mia volontà é costituito da:
 1} ciò che c'è e che avviene all'interno del mio corpo,
 2} ciò con cui, direttamente ed indirettamente (e qui le potenzialità diventano infinite ed imprevedibili) entra in contatto con il mio corpo e con ciò che avviene in esso.
Forse niente dipende mai totalmente dalla mia volontà, ma sempre parzialmente. E perciò la dipendenza vale di meno? La mia volontà vale di meno? No, é ancora più preziosa.Forse niente dipende mai in modo completo direttamente dalla mia volontà. E per questo essa vale di meno? No, perché dovendo fare ancora più attenzione, la rendo sempre più preziosa.Sono io che rendo preziosa la mia volontà e le sue "imperfette" (ma non esiste niente di perfetto!) conseguenze. Sono io che dò valore alla mia volontà. Sono io che dò valore a me stesso.]

… Tomasso„: l'uomo é un equilibrio tra fatalismo e delirio d'onnipotenza. 31 gennaio 1995.

 „io sono autodidattico,, [Tomasso]
,,siamo tutti autodidattici, in fondo,, [Formizzi]
 

43. Anche se tutto ciò che desideriamo avvenisse, tuttavia ciò sarebbe solo, per così dire, una grazia del fato, poiché non c'è, tra volontà e mondo, una connessione logica che garantisca tale connessione, e comunque questa stessa supposta connessione fisica non potremmo volerla a sua volta.[173]

44. Se il volere  buono o cattivo ha un effetto sul mondo, lo ha solo sui limiti del mondo, non sui fatti, su ciò che non può essere raffigurato dal linguaggio ma solo mostrato nel linguaggio.

45. In breve, il mondo allora deve perciò divenire un altro mondo. Esso deve, per così dire, crescere o decrescere in toto. Come per aggiunta o caduta d'un senso.[173 174]

46. Come pure alla morte il mondo non si altera ma cessa di essere.[174]

47. E pertanto ha pur ragione Dostoevskij quando afferma che chi é felice compie il fine dell'esistenza.

Oppure si potrebbe anche dire che

48. Compie il fine dell'esistenza chi non ha più bisogno di un fine fuori della vita. Vale a dire chi é soddisfatto.

49. La risoluzione del problema della vita si scorge allo scomparir di esso.

50. Ma si può  vivere così che la vita cessi d'essere problematica? Che si viva nell'eterno e non nel tempo?

51. [...]comprendere la questione del senso della vita.
[...] vedere che i fatti del mondo non son poi tutto.
[...] vedere che la vita ha un senso.[174]

52. Il mondo mi è dato, vale a dire la mia volontà si volge al mondo completamente dal di fuori, come a un fatto compiuto.  (che cosa sia la mia volontà non so ancora)Quindi abbiamo la sensazione d'essere dipendenti da una volontà estranea.[175]

53. Comunque sia, ad ogni modo noi siamo in un certo senso dipendenti, e ciò da cui siamo dipendenti possiamo chiamarlo Dio.

54. In questo senso Dio sarebbe semplicemente il fato o, il che è lo stesso, il mondo - indipendente dalla nostra volontà.

55. Dal fato posso rendermi indipendente.

56. Vi sono due divinità: il mondo ed il mio Io indipendente.

 [confronto con Feuerbach]

57. Io sono o felice o infelice, questo é tutto. Si può dire: bene o male non v'è.

58. Chi é felice non deve aver timore. Neppure della morte.

59. Solo chi vive non nel tempo ma nel presente é felice.

60. Per la vita nel presente non v'è morte.

[ma si vive sempre e solo nel presente. Si può, nel presente, pensare o rivivere o sognare il passato o il futuro (costruito con il passato ed il presente) ma non si può vivere nel passato. Si può non accettare e rifiutare il presente ma non si può rifiutare di viverlo. Si può solo viverlo rifiutandolo, al massimo.
Vivere rifiutando ciò che si sta vivendo, ecco il male.
Vivere ciò che si sta vivendo, guardandolo in faccia, considerandolo: questa é la conoscenza, la coscienza della vita. Come faccio ad essere cosciente di qualcosa che non voglio neppure guardare?]

61. La morte non é un evento della vita, non é un fatto del mondo.

 [questo non lo so.....]

62. Se, per eternità s'intende non infinita durata nel tempo, ma intemporalità, si può dire che viva eterno colui che vive nel presente.

 [Kerouac: che senso ha tutta la mia vita in confronto a questo momento?]

 [Leone: il mito é eterno perché il mito é un eterno presente] [ancora Leone:
 il tempo di C'era l'America]

63. Per vivere felice devo essere in armonia col mondo. E questo vuol dire "essere felice".

[Un uomo completamente armonico non esiste quasi per niente; tra decine di migliaia, ma forse anche tra centinaia di migliaia, se ne trova ogni tanto uno, ed anche questi in esemplari piuttosto deboli.][Dosto]

64. Allora io sono, per così dire, in armonia con quella volontà estranea dalla quale sembro dipendente. Ciò vuol dire: "io faccio la volontà di Dio".

65. Il timore della morte é il miglior segno di una vita falsa, cioè cattiva.

66. Se la mia coscienza turba il mio equilibrio, io non sono in armonia con Qualcosa. Ma che cosa? Il mondo?

67. Certo é corretto dire: la coscienza é la voce di Dio. [175]

68. Ad esempio: mi rende infelice pensare d'aver offeso il tale e il tal altro. É la mia coscienza? [176]

69. Si può dire: "agisci secondo la tua coscienza comunque essa sia?"

69a. Vivi felicemente! [176]

70. L'uomo non può rendersi senz'altro felice. [177]

71. Chi vive nel presente vive senza timore e speranza.

72. Come stanno le cose con la volontà umana? Io voglio chiamare volontà soprattutto il portatore di buono e cattivo.[177]

73. Immaginiamo un uomo che non possa usare nessun arto e quindi non possa esercitare [Dalton Trumbo] nel senso comune del termine, la sua volontà. Ma egli potrebbe pensare e desiderare e comunicare a un altro i propri pensieri. Dunque potrebbe anche fare bene o male mediante l'altro. Allora é chiaro che l'etica avrebbe validità anche per lui, ed egli é, nel senso etico, portatore d'una volontà. 'è ora una distinzione di principio tra questa volontà e quella che mette in moto il corpo umano? Oppure lo sbaglio consiste qui nel fatto che già il desiderare (rispettivamente, il pensare) é una azione della volontà? (E in questo senso l'uomo senza volontà non sarebbe certo vivo.)
Ma é pensabile un essere che possa solo ideare (ad esempio vedere), ma non volere? In qualche senso questo sembra impossibile. Ma se ciò fosse possibile vi potrebbe essere un mondo senza etica. [177]

 [Leone: lo straniero che guarda in per un pugno]

74. Il mondo e la vita sono tutt'uno. [178]

75. La vita fisiologica naturalmente non é "la vita". E nemmeno quella psicologica. La vita é il mondo.

76. L'etica non tratta del mondo. L'etica dev'essere una condizione del mondo, come la logica.

77. Etica ed estetica sono tutt'uno.[178]

 [opera d'arte {cinema commerciale compreso} etica?: Leone]

78. Che infatti il desiderio non stia in alcuna connessione logica con il suo adempimento, é un fatto logico. E anche che il mondo del felice sia un altro che il mondo dell'infelice, é chiaro.

79. É un'attività vedere?

[Leone: Noodles che guarda dal buchetto Deborah che balla. Gli amici che guardano dal bordello. I bambini che guardano dalla finestra aperta nel muro l'edicola bruciare. Noodles che guarda dalla porta del cesso Peggy arrivare.]

80. Si può voler bene, voler male e non volere?

8Oa. O é felice solo chi non vuole?

81. "Amare il proprio prossimo", questo significa volere!

[Un sacrificio volontario, completamente cosciente, non costretto da niente e da nessuno, un sacrificio di se stessi in favore di tutti, secondo me é il segno più alto dello sviluppo della personalità, della sua forza più alta, del
suo più grande autocontrollo. É il segno della più grande libertà della volontà personale. Dare la propria vita liberamente, morire per tutti la croce della morte o scalare il rogo, é possibile solo con il più forte sviluppo della propria personalità.][Dosto]

82. Ma si può volere e tuttavia non essere infelice se il desiderio non viene adempiuto? (E questa possibilità sussiste sempre.)
 

[Occupati solo dell'azione, non occuparti mai dei frutti. Non essere mai spinto ad agire dal frutto delle tue azioni, né, d'altro lato, abbi attaccamento per l'inazione.][Baga]

[Colui che compie l'azione da farsi senza riporre speranza alcuna nel frutto, costui é rinunciatore e uno yoghin, senza, per questo, essere privo di fuoco e di azioni.][Baga]

83. É bene, secondo le concezioni comuni, non desiderare per il proprio prossimo nulla, né di buono né di cattivo? [178]

83a. Eppure il non desiderare sembra l'unico bene. [179]

[Colui le cui opere son esenti dalle fantasie del desiderio, costui, dicono i saggi, é un sapiente, che ha bruciato le azioni col fuoco della conoscenza.][Baga]

83b. Qui faccio ancora sbagli grossolani! Nessun dubbio!

84. In genere si suppone che sia male desiderare per l'altro l'infelicità. Può essere corretto questo? Può ciò essere peggio che desiderare per l'altro la felicità?

84a. Sembra per così dire che dipenda, da come si desidera.

84b. Sembra che non si possa dire più di questo: Vivi felicemente!

85. Il mondo del felice é un altro che quello dell'infelice.

85a. Il mondo del felice é un mondo felice.

85b. Vi può dunque essere un mondo che é né felice, né infelice?

86. Il primo pensiero, nell'atto che é posta una legge etica generale della forma "tu devi...", é: "e se non lo faccio?". Ma é chiaro che nulla l'etica ha da fare con pena e premio.

[che l'etica appartenga alla sfera della dignità del singolo, e della sua coscienza?]

Dunque questo problema delle conseguenze d'una azione non può non essere irrilevante.
 

[Occupati solo dell'azione, non occuparti mai dei frutti. Non essere mai spinto ad agire dal frutto delle tue azioni, né, d'altro lato, abbi attaccamento per l'inazione.][Baga]

86a. O almeno, queste conseguenze non devono essere eventi. Infatti in quella domanda qualcosa dev'essere pur corretto. Dev'esservi sì una specie di premio etico e pena etica, ma questi non possono non essere nell'azione stessa.

[Colui che compie l'azione da farsi senza riporre speranza alcuna nel frutto, costui é rinunciatore e uno yoghin, senza, per questo, essere privo di fuoco e di azioni.][Baga]

Ed é anche chiaro che il premio dev'essere qualcosa di grato; la pena d'ingrato.

[La rinuncia e lo yoga dell'azione conducono ambedue al sommo bene. Ma dei due, lo yoga dell'azione é meglio della rinuncia all'azione.][Baga]

86b. Sempre torno a pensare: la vita felice é buona; la infelice, cattiva. E se adesso mi domando: ma perché é proprio felicemente che dovrei vivere?, questa si rivela interrogazione retorica: appare che la vita felice si giustifica da sé, che essa é l'unica vita giusta.

Tutto questo, in un certo senso, é davvero profondamente misterioso! É chiaro che l'etica non si lascia formulare!

87. Ma si potrebbe dir così: La vita felice sembra in qualche senso „più armonica che la infelice. In che senso??[179]

88. Che é il carattere obiettivo della vita felice, armonica? Anche qui é chiaro che non può esservi un tale carattere, che si possa descrivere.[180]

89. Questo non può essere un carattere fisico, ma solo un carattere metafisico, trascendente.

90. L'etica é trascendente.

91. Come le cose stanno, é Dio.

91a. Dio é, come le cose tutte stanno.

92. Solo dalla consapevolezza della unicità della mia vita sorge religione scienza ed arte.

92a. E questa consapevolezza é la vita stessa.

93. Può esservi etica anche se non c'è essere vivente all'infuori di me?
Se l'etica dev'essere qualcosa di fondamentale: si!

[Il mondo può fare a meno dell'uomo.][Sartre]

Se io ho ragione, per il giudizio etico non basta che sia dato un mondo.

94. Il mondo é allora, in sé, né buono né cattivo.

Infatti per l'esistenza dell'etica dev'essere lo stesso se nel mondo ci sia o no materia vivente. Ed é chiaro che un mondo ove é solo materia morta é, in sé, né buono né cattivo; dunque anche il mondo degli esseri viventi può essere, in sé, né buono né cattivo.

[Chi é così unito alla ragione, abbandona qui ambedue queste cose, il male e il bene. Perciò consacrati allo yoga. Lo yoga é l'abilità nelle azioni.][Baga]

95. Bene e male non interviene che attraverso il „soggetto. Ed il soggetto non appartiene al mondo, ma é un limite del mondo.

96. Si potrebbe dire (alla Schopenhauer): Il mondo della rappresentazione é né buono né cattivo; buono o cattivo é il soggetto che vuole.

So che tutte queste proposizioni non sono affatto chiare.

Secondo quanto si disse prima, il soggetto che vuole dovrebbe dunque essere felice o infelice, e felicità e infelicità non possono appartenere al mondo.[180 181]

97. Come il soggetto é non parte, ma presupposto dell'esistenza del mondo, così buono e cattivo sono predicati del soggetto, non proprietà del mondo.[181]

Tutta velata é qui l'essenza del soggetto.

Si, il mio lavoro s'è esteso dai fondamenti della logica
all'essenza del mondo.

Il soggetto che pensa non é, alla fine, mera superstizione?

Ove vedere, nel mondo, un soggetto metafisico?

98. Il soggetto che pensa é certo vana illusione. Ma il soggetto che vuole c'è.

99. Se la volontà non fosse, non vi sarebbe nemmeno quel centro del mondo che chiamiamo l'Io e che é portatore dell'etica.

100. Buono e cattivo é essenzialmente solo l'Io, non il mondo.

101. L'Io, l'Io é il mistero profondo!

[L'uomo é un mistero. Bisogna svelarlo, e se tu passi tutta una vita a svelarlo, allora non dire di aver buttato il tuo tempo. Io mi occupo di questo mistero, perché voglio essere un uomo.][Dosto]

102. L'Io non é un oggetto.

103. Ad ogni oggetto sto di fronte obiettivamente. All'Io, no.

104. C'è dunque realmente un modo nel quale, in filosofia, si può parlare dell'Io in un senso non psicologico.[181]

105. L'Io entra nella filosofia perciò che il mondo é il mio mondo.[182]

106. Ciò inerisce al fatto che nessuna parte della nostra esperienza é a priori.

107. Tutto ciò che vediamo potrebbe anche essere altrimenti.

Tutto ciò che possiamo comunque descrivere potrebbe anche essere altrimenti.

[esaminiamo un po' tutti i possibili altrimenti che abbiamo a disposizione ... con "buonsenso"!]

108. Supposto che l'uomo non potesse esercitare la sua volontà, ma dovesse patire tutta la  miseria di questo mondo, che cosa allora potrebbe renderlo felice?

109. Come può l'uomo essere felice, se non può tener lontana la miseria di questo mondo?

Mediante la vita di conoscenza.

[Solo il conoscere, solo l'amare conta [...][Pasolini]

110. La buona coscienza é la felicità procurata dalla vita di conoscenza.

111. La vita di conoscenza é la vita che é felice nonostante la miseria del mondo.

112. Felice é solo la vita che può rinunciare ai piaceri del mondo.

[La rinuncia e lo yoga dell'azione conducono ambedue al sommo bene. Ma dei due, lo yoga dell'azione é meglio della rinuncia all'azione.][Baga]

113. Per essa i piaceri del mondo non sono che grazie del fato.[182]

114. [...] il solipsismo, svolto rigorosamente, coincide con il realismo puro.[183]

115. L'io del solipsismo si contrae in punto inesteso e resta la realtà coordinata ad esso.[184]

116. Che m'interessa la storia? Il mio mondo é il primo ed unico?

117. Io voglio riferire come io trovai il mondo.

118. Ciò che altri al mondo m'abbia detto sul mondo é parte minima ed infima della mia esperienza del mondo.

119. Io ho da giudicare il mondo, da misurar le cose.

120. L'io filosofico é non l'uomo, non il corpo umano o l'anima umana con le proprietà psicologiche, ma il soggetto metafisico, il limite (non una parte) del mondo. Il corpo umano però, il „mio corpo in particolare, é una parte del mondo tra altre parti del mondo, tra animali, vegetali, minerali, ecc.......

Chi si avvede di ciò non vorrà concedere al suo corpo o al corpo umano  una posizione privilegiata nel mondo.

Egli considererà uomini e animali, del tutto ingenuamente, cose simili e compagne.[184]

121. L'umanità ha sempre cercato una scienza ove sia simplex sigillum veri.[185]

122. Non vi può essere un mondo ordinato o un mondo inordinato, così che si possa dire che il nostro mondo é ordinato. In ogni mondo possibile, invece, v'è un ordine, anche se complicato, così come nello spazio non vi sono distribuzioni di punti inordinate e ordinate, ma ogni distribuzione di punti é ordinata.

123. L'arte é un'espressione.

124. L'opera d'arte buona é l'espressione compiuta.

125. L'opera d'arte é l'oggetto visto sub specie aeternitatis; e la vita buona é il mondo visto sub specie aeternitatis. Questa é la connessione tra arte ed etica.

[il mito di Leone]

126. Il consueto modo di vedere vede gli oggetti quasi dal di dentro; il vederli sub specie aeternitatis, dal di fuori.

[le inquadrature dall'alto di Cardinale e De Niro: Leone]

Così che per sfondo hanno il mondo intero.

[Dal particolare al generale. Il dolly che scopre il mondo: Leone]

É forse che essa vede l'oggetto con, invece che in, lo spazio e il tempo?

127. Ogni cosa condiziona lo spazio logico, per così dire tutto lo spazio logico.

[dosto]

128. (s'impone il pensiero): La cosa vista sub specie aeternitatis é la cosa vista con tutto lo spazio logico.

129. Quale cosa tra cose, ogni cosa é egualmente insignificante; quale mondo, ognuna é egualmente significante.[185]

[La vita delle eferidi é estremamente breve in confronto a quella di altri esseri viventi ma per esse é lunga come per altri una vita di anni. La foglia su cui vive il bruco é per lui un mondo, uno spazio infinito.][Feuerbach]

130. Se ho contemplato la stufa e mi si viene a dire: ma adesso non conosci che la stufa, certo il mio risultato pare esiguo. Così infatti la si mette giù come se io avessi studiato la stufa tra le molte, molte cose del mondo. Ma, se ho contemplato la stufa, essa era il mio mondo, e di contro tutto il resto smoriva. (Qualcosa di buono, in complesso, ma cattivo nei particolari.).
Si può infatti concepire la mera rappresentazione presente sia come vana immagine momentanea in tutto il mondo temporale, sia come il mondo vero tra ombre. [186]

131. Ma ora finalmente v'è da rendere chiara la connessione dell'etica con il mondo.

[noi non possiamo mai realmente parlare delle cose in sé {"in loro"!}, ma solo delle relazioni delle cose, concepite come cose in relazione con noi]

132. [...] quel che avviene [...] é né buono né cattivo.

133. "Il tempo é a un senso" dev'essere un nonsenso.

[PRIMA DELLA PIOGGIA, il tempo "circolare", il cerchio del tempo]

[La spirale del tempo in C'era una volta in America, ultimo sviluppo dopo ORLANDO FURIOSO, À LA RECHERCHE, e 42° PARALLELO]

134. Essere a un senso é una proprietà logica del tempo.

Se infatti si domandasse a qualcuno come egli si immagini l'essere a un senso, quegli direbbe: il tempo non sarebbe a un senso se un evento potesse ripetersi.

[di nuovo Prima della pioggia!]

135. Ma l'impossibilità che un evento si ripeta, come pure l'impossibilità che un corpo sia nello stesso tempo in due luoghi, é nell'essenza logica dell'evento.

136. É vero: l'uomo é il microcosmo: Io sono il mio mondo.[186]

[Homo mundus minor.][Boezio]
Molte sono le cose straordinarie ma nulla v'è di più straordinario dell'uomo.][Sofocle]

137. Su ciò, che non si può pensare, neppure si può parlare. [187]

138. "Significato" le cose acquistano solo per il loro rapporto alla mia volontà.

[Non si scopre la verità. La si crea.][de Saint Exupery]

[É la teoria che vede la realtà.][Einstein]

139. Perché "ogni cosa é ciò che é, e non un'altra cosa".

140. Un'idea: Come, dalla mia fisionomia, posso concludere al mio spirito (carattere, volontà), così posso concludere, dalla fisionomia di una cosa, al suo spirito (volontà).

Ma posso concludere dalla mia fisionomia al mio spirito?
Questo rapporto non é puramente empirico?
Il mio corpo esprime realmente qualcosa?
É esso stesso l'espressione interna di qualcosa?

[le facce di Bronxon e degli altri attori di Leone]

La faccia cattiva ad esempio, é cattiva in sé o solo poiché empiricamente connessa con il cattivo umore?

[la scelta di Fonda nel ruolo di Frank per contraddirne il significato simbolico creatosi con l'uso, nel senso comune dello spettatore americano: Leone]

141. Ma é chiaro che il nesso causale non é affatto un nesso.

142. É allora vero che il mio carattere (secondo la concezione psicofisica) si esprime solo nella struttura del mio corpo e del mio cervello e non nella struttura di tutto il resto del mondo?
Ecco il punto saliente.
Questo parallelismo dunque sussiste realmente tra il mio spirito, cioè lo spirito, ed il mondo. Rifletti che solo lo spirito del serpente, del leone, é il tuo spirito.

142a. Poiché solo movendo da te tu conosci lo spirito.
Ed ora la questione é, perché io abbia dato al serpente proprio questo spirito. [187]
E la risposta a ciò può risiedere solo nel parallelismo psicofisico: Se io avessi l'aspetto del serpente e facessi ciò che esso fa, sarei così e così. [188]
Lo stesso con l'elefante, con la mosca, con la vespa.

143. Ma vien da domandarsi, se anche qui il mio corpo non stia su uno stesso livello con quello della vespa e del serpente (e certo é così), cosicché io non abbia concluso né da quello della vespa al mio, né dal mio a quello della vespa.

144. É questa la soluzione dell'enigma, perché gli uomini abbiano sempre creduto che uno spirito fosse comune al mondo intero?

145. E certo allora esso sarebbe comune anche alle cose inanimate.

146. La strada che ho percorso é questa: L'idealismo separa dal mondo, come unici, gli uomini, il solipsismo separa me solo, ed alla fine io vedo che anch'io appartengo al resto del mondo; da una parte resta dunque nulla; dall'altra, unico, il mondo. Così l'idealismo, pensato con rigore sino in fondo, porta al realismo.

147. E in questo senso posso parlare anche di una volontà comune al mondo intero.

148. Ma questa volontà é in un senso più alto la mia volontà.

149. Come la mia rappresentazione é il mondo, così la mia volontà é la volontà del mondo.

150. É chiaro che il mio spazio visuale é, in lunghezza, altrimenti conformato che in larghezza.

151. Non é semplicemente che io veda me ovunque io veda qualcosa, ma al contrario io mi trovo pur sempre in un determinato punto del mio spazio visuale, il mio spazio visuale ha dunque quasi una forma.

152. Eppure é vero che io non vedo il soggetto. [188]

[Worte wie Spiegel] [c'entra con soggettiva e oggettiva nel cinema?]

153.É vero che il soggetto che conosce non é nel mondo, che non v'è un soggetto che conosce. [189]

154. Io posso ad ogni modo immaginare di eseguire la mia volizione per sollevare il mio braccio, e che il mio braccio non si muova. (ad esempio che sia rotto un tendine)

[ma posso anche volerlo e non farlo ugualmente...ed é semplicemente perché
 a] ometto di eseguire la parte finale della volizione, cioè la traduzione nei fatti, oppure perché
 b] assieme alla volizione ne applico un'altra opposta, anche di poco più forte? Ed in questo caso non avrei una volizione a metà ma una doppia volizione, cioè due volizioni di cui una supera sempre anche se minimamente l'altra. In cui la maggiore non fa che celare l'inferiore e opposta. Tutto ciò che vediamo, essere o muoversi, può essere che sia:
 a] mai una cosa in sé, ma
 b] sempre il "prodotto" di due o più cose, comprendendo le quali comprendiamo meglio la cosa stessa che prendiamo in esame o che cade sotto i nostri sensi "immediatamente" portando con sé tutto il resto di realtà con cui é in relazione {tutta, per assurdo?} Ciò sarebbe in accordo con altri fenomeni come quello della contraddizione, che deve e può risolversi sempre verso uno dei due "opposti", il movimento muscolare che é sempre la somma e la concorrenza di due muscoli antagonisti, ecc... Eraclito non era per niente scemo, e Baudrillard gli va dietro anche se in modo spesso confuso, per nulla chiaro né semplice.]

155. Si, si dirà, ma il tendine tuttavia si muove, il che mostra che la mia volizione si é riferita al tendine e non al braccio.

[Allora la questione della volontà, può risolversi semplicemente in: "a che cosa é riferita la volizione?"quindi posso riferire la mia volizione alla gamba e tirare un calcio, o ad un pensiero e sentimento, e odiare una persona o esprimere un giudizio su di essa. Ma siccome tutto ciò che mi sottostà, che me ne voglia rendere conto o no, é sottoposto alla mia volizione, anche il non tirare un calcio é la volizione di immobilità riferita alla gamba, il non prendere una decisione o non esprimere opinione, é la volizione riferita alla non espressione del pensiero, alla non attuazione di una decisione, che é pur sempre una decisione. Si vuole sempre. Come diceva Nanni:
La vita non può non scegliere.Se io non tiro un calcio, voglio tenere la gamba in quella posizione, e per tenerla in quella posizione mi occorre energia, sforzo e volontà, anche se in misura minore {ma non é detto: la forza della pazienza} che se tirassi il calcio. Per non pensare o non pensare ad una cosa, mi occorre pur sempre uno sforzo, anche se minore {ma non e detto affatto, anzi...}, che se formulassi un pensiero o prendessi una risoluzione.quindi:
Si vuole sempre.
e per assurdo, si può anche: volere di non volere.]

Ma andiamo avanti e supponiamo che neppure il tendine si muova, e così via. Allora arriveremmo a questo: la volizione non si riferisce affatto a un corpo; dunque non v'è volizione, nel senso ordinario del termine.

156. Il miracolo per l'arte é che il mondo c'è. Che c'è ciò che c'è.

157. L'essenza del modo di vedere artistico é vedere il mondo con occhio felice?

158. Seria é la vita, allegra é l'arte.

[Schiller, Wallenstein, prologo ultimo verso]

159. Infatti c'è pur qualcosa nella concezione che il bello sia il fine dell'arte.

160. E il bello é appunto ciò che rende felice.

[basta solo decidere cos'è il bello, cosa c'è nel bello, cosa e come può essere "fatto", se esso abbia un senso etico, se esso possa trovarsi nel "brutto" e se esista un bello "universalmente valido e stabilito per sempre" o se esso si stabilisca in ogni singolo caso secondo leggi che si possono scoprire e che non stanno in banali "canoni di moda del momento, cultura ecccccc".]

[Bellezza e verità di Rella]

[I limiti del linguaggio sono i limiti di ciò che posso dire. Ma i limiti di ciò che posso pensare siamo Io e il Mondo.]

161. Non si potrebbe dire che la generalità é coordinata alla composizione non più che il fatto alla cosa.

162. É la volontà una presa di posizione verso il mondo?

La volontà sembra doversi riferire sempre ad una rappresentazione. Ad esempio possiamo immaginare d'aver eseguito una volizione senza essercene accorti. [189 190]
Altrimenti potrebbe sorgere la questione se sia già stata eseguita tutta. [190]
É chiaro, per così dire, che noi per la volontà abbiamo bisogno d'una appoggio nel mondo.

163. La volontà é una presa di posizione del soggetto verso il mondo.

164. Il soggetto é il soggetto che vuole.

165. Le sensazioni, che mi persuadono che un atto di volontà si verifica, hanno qualche particolare proprietà che le distingue da altre rappresentazioni? Sembra di no!

Ma allora sembra pensabile che io arrivi a credere che, ad esempio, questa poltrona obbedisca direttamente alla mia volontà. É possibile?  [si!]
Disegnando il quadrato nello specchio si nota che è possibile fare ciò solo se si prescinde completamente dall'immagine visuale e ci si vale solo della sensazione muscolare. Dunque si tratta indubbiamente di due volizioni affatto diverse. L'una si riferisce alla parte visuale del mondo, l'altra alla parte della sensazione muscolare.
Abbiamo più che un'evidenza empirica che in ambo i casi si tratta del movimento della stessa parte del corpo?

166. É dunque che io accompagno le mie azioni con la mia volontà?
Ma allora come posso predire   cosa che, in un certo senso, m'è indubbiamente possibile   che tra cinque minuti io alzerò il mio braccio? Che io vorrò questo?

[Si, perché come io posso volere di non volere, così dev'essere anche possibile che io voglio volere.Questa cosa ha a che fare con il prendere impegni, decisioni, risoluzioni ed intenzioni che io sono capace, poi, di mantenere oppure no. Più riesco a mantenere i miei intenti, contro qualsiasi avversità postami dal caso, e più io posseggo un io superiore, più é superiore il mio Io]
[io posso continuare a volere una cosa volibile anche nonostante qualsiasi avversità, morte compresa„. ...Love is stronger than death„, The The]...

167. É chiaro: É impossibile volere senza già eseguire la volizione.

168. La volizione non é la causa dell'azione ma l'azione stessa.

169. Non si può volere senza fare.

170. Se la volontà deve avere un oggetto nel mondo, l'oggetto può anche essere l'azione stessa. [190]

171. E la volontà deve avere un oggetto. [191]

172. Altrimenti non avremmo alcun appoggio, né potremmo sapere che cosa vogliamo.

173. Né potremmo volere cose diverse.

174. Non avviene il movimento voluto del corpo proprio così come ogni movimento non voluto nel mondo, con la sola differenza che quello é accompagnato dalla volontà?

175. Ma é accompagnato non solo dal desiderio! Ma dalla volontà!

176. Noi ci sentiamo, per così dire, responsabili del movimento.

177. La mia volontà si fissa da qualche parte nel mondo e non si fissa su altro.

178. Desiderare non é fare. Ma: volere é fare.

179. (Il mio desiderio si riferisce, ad esempio, al movimento della poltrona; la mia volontà, ad una sensazione muscolare.)

180. Che io voglia un atto, consiste nel farlo, non nel far altro che causi l'atto.

181. Se io muovo qualcosa mi muovo.

182. Se faccio un atto agisco.

183. Ma: io non posso volere tutto

184. Ma che significa: "Io non posso volere questo"?
Posso forse tentare di volere qualcosa?
A chi infatti consideri il volere, pare che una parte del mondo mi stia più vicina che un'altra (il che sarebbe intollerabile).

185. Ma certo é innegabile che, in un senso ordinario, certe cose io le faccia ed altre no.

186. Così dunque la volontà non starebbe di fronte al mondo come suo equivalente, il che dev'essere impossibile.

[Cirano, Don Quixote, Hemingway, La balena bianca, il torero e la mentalità del guerriero o combattente "assoluto" fino all'ultimo sangue...se non "contro tutto", almeno "contro tutto ciò che le mie forze permettono"]

187. Il desiderio precede l'evento, la volontà lo accompagna.

188. Se un atto accompagna il mio desiderio, avrei voluto l'atto?

Questo accompagnamento non parrebbe accidentale in contrapposizione a quello, necessitato, della volontà? [191]

189. Credere é un'esperienza? [192]
Pensare é un'esperienza?

190. Ogni esperienza é mondo e non ha bisogno del soggetto.

191. La volizione non é un'esperienza.

192. Perché assumere un soggetto che vuole?
Non basta il mio mondo per l'individualizzazione? [192]

193. Il concetto "e così via", in segni "...", é uno dei più importanti e, come tutti gli altri, infinitamente fondamentale. [193]
Esso solo, infatti, ci autorizza a costruire la logica, rispettivamente, la matematica, "così via" dalle leggi fondamentali e dai segni primitivi.
Lo "e così via" appare subito già al principio stesso della logica antica, quando si dice che, dati i segni primitivi, possiamo sviluppare un segno dopo l'altro "così via".
Senza questo concetto ci fermeremmo ai segni primitivi e non potremmo andare oltre, andar "via".
Il concetto "così via" é equivalente al concetto dell'operazione. [193]

194. Un fatto o é contenuto in un altro o ne é indipendente. [194]

[anche un essere umano, dopo essere stato contenuto in una madre poi ne diventa indipendente, dopo essere stato contenuto da una famiglia poi ne diventa indipendente. Sempre "uscendo", e dopo questa "uscita parto", anche tornando nella madre donna o nella famiglia ufficio gruppo sociale, vi rientra come indipendente e vi é LEGATO MA DISTINTO, mentre prima non riusciva che esservi LEGATO......MORTALMENTE. La maggior parte degli uomini non sono mai usciti da niente.]

195. Il metodo corretto in filosofia sarebbe propriamente nulla dire se non ciò che può dirsi, dunque cose di scienza naturale, dunque qualcosa che con la filosofia nulla ha da fare; e poi, ogni volta che altri voglia dire qualcosa di metafisico, mostrargli che a certi segni nelle sue proposizioni egli non ha dato significato alcuno.

196. Questo metodo sarebbe insoddisfacente per l'altro (egli non avrebbe il senso che gli insegniamo filosofia), eppure esso sarebbe l'unico corretto.

197. Se é permesso il suicidio tutto é permesso.

198. Se qualcosa non é permesso, il suicidio non é permesso.

199. Questo getta luce sull'essenza dell'etica. Infatti il suicidio é, per così dire, il peccato elementare. E se lo si indaga, é come quando si indaga il vapore di mercurio per comprendere l'essenza dei vapori.

200.O anche il suicidio é, in sé, né buono né cattivo? [195]

[Tractatus Logico Philosophicus]

I fatti appartengono tutti soltanto al problema, non alla risoluzione.

Non come il mondo é, é il mistico, ma che esso é.

Intuire il mondo sub specie aeterni é intuirlo quale tutto limitato .

Sentire il mondo quale tutto limitato é il mistico.

D'una risposta che non si può formulare non può formularsi neppure la domanda.

L'enigma non v'è.

Se una domanda può porsi, può pure avere risposta.

Lo scetticismo é non inconfutabile, ma apertamente insensato, se vuol mettere in dubbio ove non si può domandare.
Poiché dubbio può sussistere solo ove sussiste una domanda; domanda, solo ove sussiste una risposta; risposta, solo dove qualcosa può esser detto.

Noi sentiamo che, anche una volta che tutte le possibili domande scientifiche hanno avuto risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppur toccati. Certo allora non resta più domanda alcuna; é appunto questa la risposta.

La risoluzione del problema della vita si scorge allo sparir di esso. (non é forse per questo che uomini, cui il senso della vita divenne, dopo lunghi dubbi, chiaro, non seppero poi dire in che consisteva questo senso?)

Il metodo corretto della filosofia sarebbe propriamente questo: nulla dire se non ciò che può dirsi; dunque, proposizioni della scienza naturale   dunque, qualcosa che con la filosofia nulla ha da fare, e poi, ogni volta che altri voglia dire qualcosa di metafisico, mostrargli che, a certi segni nelle sue proposizioni, egli non ha dato significato alcuno. Questo metodo sarebbe insoddisfacente per l'altro   non avrebbe il senso che gli insegniamo filosofia, eppure esso sarebbe l'unico rigorosamente corretto.

Le mie proposizioni illustrano così: colui che mi comprende, infine le riconosce insensate, se é salito per  esse   oltre esse.(egli deve, per così dire, gettar via la scala dopo che v'è salito)

Egli deve superare queste proposizioni; allora vede rettamente il mondo.

Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.